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 Brachetti, che mago
La Stampa   Venerdì, 11 Luglio 1986 00:00
 
ASTI - .Quest'estate non volevo lavorare, mi piace fare una cosa per volta, e sto già pensando al mio spettacolo d'autunno: poi mi sono lasciato convincere, ed eccomi qui, con Varieté.. Arturo Brachetti fantasista, trasformista, nuovo Fregoli, personaggio teatrale dell'anno, presenta stasera ad Asti (il 16 sarà a Collegno per «Assedio., il 24 a Cuneo) un recital di un'ora: breve e concentrato. La scena, di Guglielminetti, è un teatrino in miniatura, dove farò tutto quello di cui sono capace. Sempre con un filo conduttore: la sorpresa. Se lo spettacolo durasse più di un'ora, credo che mi stancherei io, ma soprattutto si stancherebbe il pubblico. Sarà una specie di antologia dei miei numeri (propongo circa 25 personaggi) con canzonette Anni 30, testi scritti ora, poemini di Baudelaire che accompagneranno ad esempio un numero di tango. Lavora con me un attoremimo, che si chiama Bertello. Arturo Brachetti ha 25 anni: idee a profusione, simpatia, consapevolezza delle proprie possibilità, senza presunzione. Una storia, la sua, che sembra quasi una favola, l'eterna favola bella dello spettacolo. Infanzia e adolescenza in seminario, dai salesiani, primi rudimenti di prestidigitazione imparati da un sacerdote. «Si chiama don Silvio Mantelli: vado ancora a trovarlo, fu lui a insegnarmi i primi giochi e a darmi libero accesso ad una stanza dove si conservavano tutti i libri di "magia": ho imparato che il paranormale non esiste proprio, non c'è nulla, ma assolutamente nulla di quanto si pratica in parapsicologia, che non si possa riprodurre con i trucchi. La gente ci crede per il suo eterno bisogno di assoluto. La vecchia religiosità di una volta, anche quella un po' superstiziosa, s'è perduta, e allora ecco questi surrogati. A 17 anni, il grande salto: Brachetti va a Parigi, fa un'audizione al Paradis Latin, lo assumono come attrezzista. Prepara altri numeri, si perfeziona, impara, comincia a lavorare in palcoscenico. E un trasformista, e trasforma continuamente anche la sua vita. Va in Germania, in Austria, poi in Inghilterra: a Londra realizza uno spettacolo tutto suo, lavora anche davanti alla Regina, ottiene soddisfazioni da vedette d'altri tempi. In Italia, non lo conosce nessuno. Fino a quando debutta in tv, nel Paradise, e sbalordisce per l'abilità funambolica nel cambiare abiti e personaggi. Poi arriva Scaparro, con cui lavora in Varietà: anche qui, grande successo personale. Una carriera abbastanza anomala, persino troppo dorata. «Diciamo pure che in Italia mi sarebbe stata impossibile. Qui tutto è politica E' facile che tu non riesca ad avere successo anche se sei davvero bravissimo, oppure che continui a lavorare anche se non vali nulla. All'estero è diverso, e il mio caso dimostra che si può andare avanti grazie soltanto al proprio talento. Il lavoro che Brachetti prepara per ottobre è comprodotto dal Petruzzelli di Bari e dall Ater di Bologna. «Mi sono stancato degli Anni Trenta: e allora farò uno spettacolo surrealista, con tanta musica dal vivo, una piccola compagnia di balletto e un'attrice antagonista, che non è stata ancora scelta. Ho in mente una specie di videoclip teatrale, dove non sarò più un Pierrot, ma un Arlecchino proiettato nel futuro. E dopo questo impegno, forse tornerò all'estero. Arturo Brachetti pensa al lavoro in ogni momento della giornata. Di sé dice: «Credo in Dio, nell'uomo, in me. Fuori dal palcoscenico non sono un attore pirotecnico, ma solo un ragazzino. Sono più allegro che triste. Della tristezza cerco il lato comico. E comicità è tutto quello che esula dalla routine, dalla normalità.. Dove vuole arrivare? «A far sognare la gente. Farla piangere. Ma soprattutto farla ridere. Alessandra Comazzi

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